La rivoluzione digitale e’ iniziata veramente

1 Ottobre, 2007

NYTLa rivoluzione digitale e’ veramente iniziata se anche un grande giornale come il New York Times decide di chiudere la sezione a pagamento del suo giornale on line e di fornire accesso a tutte le pagine del giornale digitale in forma gratuita.

Da un lato, la storica testata rinuncia a degli introiti che si aggirano intorno ai 10milioni di dollari l’anno, dall’altro, oltre a fornire un valido servizio agli utenti, libera l’informazione da ogni forma di pagamento e direziona i suoi introiti sulla pubblicita’.

Le dichiarazioni del vice presidente della testata, fanno intendere che cosi’ facendo il NYT prevede di aumentare drasticamente gli introiti della vendita di spazi pubblicitari su internet e di superare ampiamente il mancato guadagno derivante dagli abbonamenti in poco tempo.

La rivoluzione e’ inziata come dicevamo poiche’ anche i grandi colossi (forti del ‘google pensiero’) si buttano sulla pubblicita’ on line che rende tanto, e permette di fare numeri da capogiro.

Anche da noi, presto avremo queste ‘rivoluzioni’ a favore dei cittadini e di un’informazione un po’ meno controllata.

Il problema nostrano e’ che siamo indietro, terribilmente indietro.
I grandi giornali, Repubblica.it e Corriere.it tengono ancora ferme le posizioni su ampi spazi a pagamento ed Il Giornale di Belpietro, ha appena rinnovato grafica e contenuti strombazzando a destra ed a manca che c’e’ tutta una sezione nuova a pagamento.

Che bell’italia!

Entry Filed under: Italy Vs. World, divario digitale. .

3 Comments Add your own

  • 1. Mark75  |  13 Ottobre, 2007 at 11:58 am

    E’ tutto incatenato fab73it: la scarsa copertura di banda larga limita l’accesso alla rete, internet non si diffonde come dovrebbe, il poco pubblico limita le rendite pubblicitarie… morale: conviene ancora avere pochi abbonati che pochissimi introiti pubblicitari. quando avremo una rete telefonica e dati decente potremo cominciare a parlare di pubblicita’, marketing e altre bellissime cose.
    Mark

  • 2. snug12  |  15 Ottobre, 2007 at 8:47 pm

    mah, sara’ pero’ e’ anche vero che se uno non trova in rete i servizi ‘giusti’ dove giusti si intende per esempio giornali gratuiti non si sogna di chiedere piu’ banda larga alla telecom di turno, perche’ anche con la banda larga ovviamente non potrebbe fruire di certi servizi.

    Un po’ come il digitale terrestre: sara’ bello ma sino a quando i contenuti sono uguali a quelli della tv analogica la gente non fa’ mica a gara a comperare i decoder! Se uno desse sul digitale quello che non c’e’ nelle ‘reti’ analogiche e stuzzicasse la gente, vedresti che molti di piu’ chiederebbero la nuova tecnologia.

  • 3. Mark75  |  16 Ottobre, 2007 at 10:10 pm

    stiamo dicsutendo su chi sia nato prima tra l’uovo e la gallina… pero’ due spunti di riflessione:

    1) su siti di quotidiani come corriere.it esistono gia’, gratis, contenuti multimediali che possono essere goduti solo con banda larga. e quindi la diatriba trova come colpevole chi la banda larga non la da’, non chi non la rende desiderabile

    2) tra chi offre infrastrutture e chi -su quelle- crea servizi, imho la responsabilita’ di eventuali ritardi o mancanze e’ soprattutto di chi non ha fatto infrastrutture adeguate. anche perche’ nelle infrastrutture c’e’ una corresponsabilita’ (purtroppo?) dello stato, nelle imprese private che offrono servizi c’e’ solo l’iniziativa privata che fa i suoi legittimi conti.

    il problema e’ a monte: se fossimo in uno stato serio avremmo avuto un programma di sviluppo della rete a banda larga e l’avremmo portato avanti, a costo di far saltare teste a tutto andare. invece telecom e’ diventata l’ennesima vittima sacrificata per il dio denaro di pochi sulle spalle dei molti. le colpe di telecom sono evidenti, gli sprechi pure, le energie buttate nelle operazioni di finanza anziche’ nelle attivita’ tecniche necessarie pure… manca solo la voglia di risolvere il problema. e pensare che basterebbe poco, fate un parallelo con la Fiat: nel giro di pochi mesi, semplicemente rimettendo al centro dell’attivita’ la produzione di auto anziche’ la dispersione in tutti gli altri settori dell’azienda la situazione e’ diventata piu’ che rosea. speriamo in un marchionne in telecom!

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