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Il cliente ha sempre ragione
Dopo il drastico taglio (in occasione del lancio dei nuovi prodotti della Mela) ai prezzi di listino del iPhone, numerose sono state le lamentele dei primi acquirenti del “telefono reinventato”. Acquirenti che, poco piu’ di un mese fa, avevano pagato l’iPhone a prezzo pieno.
In ambito IT la corsa al ribasso dei prezzi e’ endemica, tuttavia un taglio da $ 599 a $ 399 (per il modello da 8 Gb), ovvero uno sconto del 33%, e’ parso eccessivo anche per questo settore. Al punto che la notizia dell’iPhone “in saldo” ha generato una protesta generalizzata (condotta principalmente sui blogs) che, in meno di due giorni, ha spinto Steve Jobs a recitare il “mea culpa“.
Lo scorso venerdi’, infatti, il patron di Apple ha annunciato che i primi acquirenti dell’iPhone riceveranno un buono sconto di $ 100, da spendere (ovviamente!) in prodotti della Mela.
Anche se in molti storcono il naso per l’opzione “buono spesa” (che tradotto in soldoni significa un’altro acquisto, ovvero una spesa aggiuntiva), il fatto che in nemmeno due giorni il popolo della rete sia riuscito a far sentire la propria voce e’ notevole e, soprattutto, incoraggiante.
In realta’ tutto cio’ e’ stato possibile perche’ dall’altra parte della barricata c’e’ un’Azienda (con la A maiuscola!) ed ancor piu’ un uomo capaci di ascoltare il cliente e, nel caso, di ammettere l’errore, invertendo prontamente la rotta.
Questo rapprto di fiducia coi clienti e’ quello che fa grande un’azienda ed e’ quello che, purtroppo, manca alle aziende (e soprattutto agli imprenditori!) del nostro Bel Paese.
In Italia, dove troppo spesso intelligenza e’ sinonimo di furbizia, si preferisce deludere il cliente piuttosto che rinunciare ad una momentanea fetta del profitto. Rinuncia che, in termini d’immagine e di conseguenza d’incassi, garantirebbe, negli anni a venire, un ritorno nettamente superiore.
2 comments 9 Settembre, 2007
Pec: un ‘piccolo’ scandalo italiano
La Pec (Posta Elettronica Certificata) era un progetto molto interessante per l’italia.
Primo: perche’ dotando la maggior parte degli utenti di posta elettronica certificata si sarebbe potuto ovviare all’invio di tante raccomandate o lettere via posta, con notevole risparmio di costi per le aziende ed i privati.
Secondo: perche’ al tempo stesso, se la cosa si fosse diffusa a macchia d’olio, si sarebbe potuto anche cercare una via interessante antispam.
Ma come funziona la Pec? Presto detto. Due server che ottengono la certificazione da un’ente terzo, possono, tramite degli algoritmi particolari, ottenere la certificazione dell’invio vicendevole della mail, con tanto di ricevuta di ritorno autenticata e dal valore giridico.
Dove sta’ allora l’inghippo?
Beh, in pratica coloro i quali possono certificare un servizio di Pec sono solo 10-12 aziende in italia: avete letto bene!
Per poter fornire il servizio bisogna, cita la legge, essere in possesso di requisiti tecnici ed amministrativi particolari.
Ok per i requisiti tecnici richiesti, cioe’ la capacita’ comprovata di saper installare e manutenere il servizio; ma l’obbligatorieta’ per una societa’ di avere un capitale sociale interamente versato di 1 milione di euro, sembra la solita regoletta fatta apposta per gli amici degli amici.
Risultato, la Pec e’ interessante ma molti dicono: no, grazie! ed inoltre il legislatore si e’ beccato pure la scomunica dell’Assoprovider (l’associazione nazionale provider internet).
Voi che ne dite?
Add comment 5 Settembre, 2007
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